Libri

  BERTA DI TOSCANA

Vincenzo Moneta, a Kinzica Fantasy, presenterà il suo ultimo libro: Berta di Toscana.

Figlia del re Lotario II, pronipote di Carlo Magno, contessa di Arles e marchesa di Toscana, Berta di Lotaringia fino a ieri era un nome inciso su una lapide dimenticata nel Duomo di San Martino a Lucca. Con questo libro, l’autore ne racconta la vita e le gesta presentando una donna estremamente attiva, autonoma, intraprendente, una donna poco “medievale” ma piuttosto moderna. Berta non aveva paura di relazionarsi con i massimi esponenti politici del suo tempo e non aveva alcun timore verso l’autorità costituita.

Le sue ambizioni; l’influenza che ebbe sulle città Toscane dunque su Roma, Aquisgrana, Bisanzio, Bagdad, Cordoba; il potere che esercitò sull’elezione dei papi ne fanno una donna unica, figlia di un tempo che poi non è così distante dal nostro.

 

CANTO BARBARICO

Marco Corrias, specialista storico dell’arte medievale e scrittore, presenta “Canto Barbarico”: il suo romanzo storico d’esordio, premiato da Italia Medievale e altri concorsi letterari, apre la strada ad un’epoca pressoché inedita. Anno 590 d.C: agli albori dei secoli bui la civiltà di Roma antica, falcidiata dalle invasioni barbariche e dai disastri climatici, è scomparsa. In un mondo senza regole, dominato dal Fato e dall’imprevedibilità delle stagioni si aprono scenari legati a vicende di personaggi realmente esistiti. Se a Occidente, ai confini delle Alpi la fara di Widramn Bosco del Corvo, guerriero goto tra i longobardi, si prepara a fronteggiare calate di orde alamanne, a  Bisanzio l’ambiguo arcidiacono Heraklios si destreggia tra intrighi politici misteriosi e il legato Gregorius ricevuta una missiva inquietante, si imbarca alla volta di una Roma in balia d’inondazioni e paure ataviche. Nel frattempo, oltre i confini del mondo conosciuto il principe Kūshraw di Persia, in marcia forzata nel deserto di roccia si ritroverà ad affrontare le insidie dei demoni e della guerra civile. Quasi con un gesto sciamanico di rievocazione, l’autore ambisce a restituire in tempo reale scenari storici e naturalistici nonché istanti di epicità e vita quotidiana, in un turbinio d’esperienze di vita che coinvolgeranno eroi e imperatori, principesse, sciamani, eremiti e gente comune.

 

DE’ BELLO TABERNAE

EVENTO FACEBOOK

Come si organizzerebbe Bracalone con i suoi prodi se, privi di armi, venissero assaliti in una locanda?
A questa domanda sa rispondere Michele Gonnella con il libro di stampo goliardico,  Dé Bello Tabernae.

Questo manuale, scritto nel 1619 e censurato
l’anno seguente da Papa Leone V, è con tutta probabilità il primo nella storia a occuparsi di risse e di schiaffoni, con tutto quel che ne concerne (dai metodi d’allenamento agli sgabelli che volano). Chi era l’autore? Un masnadiero italiano, truce e cupo, che dopo aver prestato servizio in tutto il mondo e aver lavorato con personaggi del calibro di Ferdinando de’ Medici, William Adams (il primo samurai occidentale) e Frate Padulo, in vecchiaia decise di darsi all’insegnamento.

 I PADRONI DELL’ ACCIAIO

I Padroni dell’Acciaio vuole raccontare le battaglie e le imprese di dieci soldati, condottieri e uomini d’arme del XV e XVI secolo, attraverso avvincenti monografie e illustrazioni prestigiose.

Unire la narrazione storica all’arte è ciò che ha spinto Gabriele Zweilawyer e Francesco Saverio Ferrara del Centro Studi Zhistorica a unire gli sforzi per questo progetto.

L’idea di pubblicare questo volume nasce dalla passione per l’oplologia e la guerra medievale-rinascimentale di uno storico, Gabriele Zweilawyer, e di un disegnatore professionista, Francesco Saverio Ferrara.

Il volume è stampato interamente a colori e conterrà dieci monografie, diversi focus su armi e battaglie, e oltre venti disegni originali di Francesco Saverio Ferrara.

 

IVANO

A Kinzica Fantasy Marco Bertoli presenterà tre libri tra cui: Ivano Il cavaliere del leone, una riduzione del poema cavalleresco di Chrétien de Troyes.
Nella foresta di Brocelandia esiste una fonte a cui è appeso un bacile d’oro con accanto un grande smeraldo sorretto da rubini. Se si versa l’acqua sul cristallo, si scatena una tempesta in grado di distruggere il bosco. Il signore della fortezza non può tollerare quest’affronto e batte in duello Calogrenant, che ha osato turbare la quiete del suo regno, suscitando le ire del valoroso cavaliere Ivano che parte per vendicare l’onore del cugino. Tra bellissime dame, leoni parlanti, promesse d’amore non mantenute e anelli magici, le straordinarie avventure di uno dei più grandi cavalieri di re Artù così come ci vengono tramandate dalla letteratura medievale.

 

 

LA SIGNORA CHE VEDEVA I MORTI

A Kinzica Fantasy Marco Bertoli presenterà tre libri tra cui: La Signora che vedeva i morti.
In un XVII secolo molto simile a quello vero, tra Pisa e la Lunigiana, DebrenaMori, primo siniscalco dell’ufficio indagini speciali dei reali moschettieri durante il regno di Ugolino V della Gherardesca, svolge con perizia e freddezza la propria funzione. Un tempo, però, era stata una giovane donna del popolo, cieca ma capace di vedere le anime dei defunti. Manfredi Gambacorti, colonnello dei reali moschettieri e Franco Gentilini, mago giudiziario, funzionari investigativi, indagano su una serie d’indecifrabili suicidi e su un omicidio altrettanto misterioso. Un giallo in costume dove la Storia si narra con rigore.

 

L’ AVVOLTOIO. DELITTI ALL’ ALBA DELLA SCRITTURA

A Kinzica Fantasy Marco Bertoli presenterà tre libri tra cui: L’avvoltoio. Delitti all’alba della scrittura.
Un matrimonio controverso, una serie di fatti sanguinari, un testamento smarrito: eventi privi di connessione tra loro che si susseguono senza respiro. Forse l’unica traccia è l’avvoltoio di cui parla un contadino in punto di morte. Un piano criminale, in apparenza privo di errori, che coinvolge la scrittura di recente invenzione. Un grande affresco di uno dei popoli più affascinanti dell’alba della nostra civiltà, i Sumeri. Una narrazione incalzante e una spirale travolgente di enigmi che costringeranno il lettore a chiedersi di continuo quale possa essere la sconvolgente e inattesa verità.

 

 

L’OREFICERIA POLICROMA NEL V SECOLO d.C.: UNNI E GEPIDI NEL BACINO CARPATICO-DANUBIANO

Marco Corrias, specialista storico dell’arte e scrittore presenta L’oreficeria policroma nel V secolo d.C.: unni e gepidi nel Bacino carpatico – danubiano Nel V secolo, con l’impero romano ormai prossimo al collasso, il cuore pulsante dell’Età “delle Migrazioni” fu il Bacino carpatico-danubiano. Qui l’incontro tra i clan germanici e i cavalieri Unni delle steppe produsse tesori in oro massiccio senza precedenti, incrostati di granati e inserti vitrei, tanto apprezzati all’estero e tali da suggestionare i sognatori dei secoli a venire, quanto oggi ancora poco noti in Italia. Ripercorrendo la storia delle tecniche e dei luoghi di produzione di tali oreficerie, foriere nel campo delle arti suntuarie di un gusto presto diffusosi per gran parte del Medioevo in tutta Europa, il lavoro in questione inevitabilmente rimanda alla mitica era che tanto suggestionò la creatività letteraria, antica e moderna: giusto per citare alcuni casi celebri, dalle saghe di Beowulf e del tesoro dei Nibelunghi ai sogni ad occhi aperti del Conan il Barbaro partoriti da Robert. E. Howard fino al “celeberrimo anello” forgiato dalla fantasia di J. R. R. Tolkien.

 

 

 LE LINGUE DEGLI ELFI DELLA TERRA DI MEZZO

L’insieme degli idiomi propri dei personaggi delle varie razze della Terra di Mezzo, di cui nelle opere principali compaiono numerosi esempi, costituisce con ogni probabilità il vero cuore pulsante dell’intera narrazione di Tolkien. Egli aveva inventato lingue e linguaggi sin dalla tenera infanzia, e, in anni successivi, ebbe a dichiarare in più circostanze che la generazione dell’intero corpus narrativo incentrato sulla Terra di Mezzo aveva il solo scopo di ricreare un luogo dove i linguaggi elfici, naneschi e orcheschi potessero prender vita.
Il presente volume, che ha lo scopo di presentare la bellezza e la centralità di questo aspetto della concezione che l’autore aveva del ciclo narrativo cui dedicò l’intera vita, dà il via ad una serie di pubblicazioni incentrate sul tema della linguistica tolkieniana. In esso si tratta dell’origine delle lingue della Terra di Mezzo, in particolare di quelle degli Elfi che secondo il legendarium tolkieniano furono gli inventori dell’uso della parola che poi diffusero via via a tutte le altre razze man mano che ne vennero in contatto. Attraverso i millenni che separano l’arrivo degli Elfi in Terra di Mezzo alle vicende della Guerra dell’Anello, Tolkien aveva ideato e delineato uno schema di sviluppo della lingua la cui particolarità è quella di rispondere alle logiche di funzionamento delle lingue storiche: pertanto anche le lingue di Arda possono essere analizzate in modo filologico, cosa in cui Tolkien è stato un virtuoso di fama indiscussa anche nella  vita quotidiana.
Di prossima pubblicazione “La grammatica delle principali lingue elfiche di Arda”, in cui si analizzeranno i principi generali delle lingue dei Priminati.

 

 

 TOLKIEN E L’ITALIA

EVENTO FACEBOOK

Tolkien e l’Italia (Il Cerchio, 2016 pp. 440) di Oronzo Cilli è il primo saggio che ricostruisce la storia editoriale italiana delle opere di John Ronald Reuel Tolkien, autore de Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, grazie a un folto numero di documenti inediti conservati in archivi italiani e inglesi. Lettere, pareri di lettura, schede tipografiche e documenti mai pubblicati in Italia raccontano i contatti intercorsi tra gli editori inglesi e quelli italiani sin dal 1954, anno di pubblicazione della prima edizione di The Fellowship of the Ring

Un lavoro di ricerca partito nel 2011 e grazie al quale è stato possibile portare all’attenzione dei lettori il doppio rifiuto dell’editore Mondadori, nel 1954 e nel 1962, a pubblicare una traduzione italiana de Signore degli Anelli. Figlie del loro tempo, le scelte compiute dalla Casa milanese furono comunque difficili e ben ponderate come testimoniano i documenti ritrovati (corrispondenza, pareri di lettura, indicazioni, suggerimenti, annotazioni), che raccontano di dibattiti interni alla Casa milanese. Così come corposa è la documentazione che racconta l’interesse dell’editrice Astrolabio, guidata da Mario Ubaldini, nel portare in Italia la maggior opera di Tolkien alla fine degli anni Sessanta. Decine di lettere inedite tra l’editore inglese e quello italiano con riferimenti a contatti diretti con l’autore. E, dopo l’insuccesso, l’arrivo in casa Rusconi nei primi anni Settanta. Ancora, l’approdo nel catalogo Adelphi de Lo Hobbit con la proposizione della risposta, ancora inedita, che Tolkien scrisse, poco prima della sua morte, alla traduttrice Elena Jeronimidis Conte. Infine, il passaggio al gruppo RCS agli inizi del nuovo secolo. Il volume è arricchito della testimonianza, anche questa mai tradotta nel nostro Paese, che lo stesso Tolkien lasciò in un diario dopo il suo viaggio in Italia nell’agosto 1955 a Venezia e Assisi. Si narra, inoltre, del legame intercorso tra Tolkien e l’opera di Dante Alighieri, con l’adesione alla Oxford Dante Society, dal 1945 al 1955, al fianco degli amici C. S. Lewis e Charles Williams e di due italiani: Lorenzo Minio-Paluello e Alessandro Passerin d’Entréves. Non mancano le sezioni sulle diverse interpretazioni nate negli anni Settanta e continuate fino all’arrivo delle pellicole cinematografiche dirette da Peter Jackson. Ad arricchire il testo, anche una raccolta dettagliata d’informazioni, aneddoti e curiosità sulle edizioni pubblicate in Italia dal 1967 e le interviste ad alcuni tra i più importanti protagonisti delle vicende narrate: Elena Conte Jeronimidis, Quirino Principe, Francesco Saba Sardi e Piero Crida.