Conferenze

Il Bestiario della Toscana leggendaria

Capra Ferrata
Drago di Peccioli
Gattomammone

 

Barantano

Matteo Cosimo Cresti, terrà la conferenza: Il Bestiario della Toscana leggendaria.

Orchi, draghi, streghe, demoni, spettri e fate leggiadre… un viaggio illustrato alla scoperta delle innumerevoli creature che popolano il folclore di questa regione.

Fata di Poggio Rota

Oltre al suo immenso patrimonio storico-artistico la Toscana vanta un altro singolare primato: quello di essere la regione d’Italia più ricca di fiabe e leggende. Conoscerete quanto numerosi ed appassionanti sono i racconti fantastici che si tramandano, generazione dopo generazione, da un capo all’altro della Toscana, e, soprattutto, il multiforme e sorprendente bestiario di esseri fiabeschi e misteriosi che animano l’antica tradizione popolare.

L’Ossogamba
Cecco Lanterna

J. R. R. Tolkien e il mondo dei fumetti

 Una conferenza sull’autore del Signore degli Anelli è de Lo Hobbit molto particolare, durante la quale lo scrittore Oronzo Cilli  racconterà di quanto la vita e le opere del Professore di Oxford abbiano nel tempo contagiato anche il mondo dei fumetti e quello dei cartoon. Sarà possibile scoprire cosa “accomuna” Tolkien a fumetti come Zagor, Topolino, Dylan Dog, Nathan Never e Avengers o cartoon come i Simpson, Rat-Man o i Griffin solo per citarne alcuni. Una lunga storia costellata da citazioni, memotabili, riferimenti o parodie ormai storiche come quella di Leo Ortolani oppure Zannablù. Non solo, si potra scoprire anche in quali storie Tolkien è entrato addirittura da protagonista!

 

 

J.R.R. ovvero, lo scaldo d’Inghilterra: viaggio attraverso le origini scandinave delle opere tolkeniane

L’ associazione Smial Firenze in questa conferenza prenderà le fila da un quadro generale sui Paesi nordici e le loro culture facendo le dovute distinzioni in base alle mitologie e alle lingue che possono aver influenzato o anche solo interessato Tolkien. Si parlerà della differenza fra mitologia norrena e finnica e di quei testi (saghe nordiche, Edda, Beowulf…) che sicuramente hanno rappresentato un elemento di studio importante per JRR Tolkien.
Proprio dal confronto fra tali testi e le opere tolkeniane nasceranno le riflessioni cruciali dell’incontro: si confronteranno temi, personaggi e moduli con Silmarillion, Signore degli Anelli e Lo Hobbit. Il confronto non verterà tanto sul piano delle ”apparenze” (o non solo), quanto della “sostanza”. Scopriremo (e riscopriremo) che le opere tolkeniane conservano lo stesso spirito eroico e mitico delle saghe norrene.

 

 

La rocca della Verruca e il suo cannone

Francesco Chierchia, capitano di Pisa Ghibellina,  terrà una conferenza sulla Rocca della Verruca e sull’ipotesi ricostruttiva del cannone a mascolo che è stato ipotizzato armasse la “sentinella di Pisa” nel periodo della seconda repubblica pisana 1494-1509, spiegando perché si è arrivati a tale soluzione attraverso le misurazioni e i rilevamenti effettuati in loco

Il gruppo Pisa Ghibellina ha realizzato una copia fedele del cannone a mascolo, che potrete ammirare nell’area Rievocazione Storica  a Kinzica Fantasy

 

 

 

 

Pisa e il mare tra storia e leggenda

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La Compagnia dello Stilepisano terrà una conferenza sul rapporto di Pisa col mare, in particolare sull’antica tradizione dello sposalizio col mare dimenticato, come tante altri usi della nostra città, dopo il fatidico 1406.
Tra gli argomenti trattati i territori pisani nel mediterraneo e il sistema portuale.

 

 

Polyedric Visions e il Cinema

La factory Polyedric Visions, presenterà i numerosi progetti in cantiere e mostrerà come possono unire arti tra loro per creare una nuova visione ampia e ricca nell’ambito cinematografico.
L’unione di idee provenienti da vari campi quali la regia, la scenografia, la fotografia, il fumetto, il trucco, la musica può fare scaturire una nuova dimensione dell’arte.

 

 

 

Repubblica di Pisa: da Kinzica alla conquista della Sardegna

Gabriele Campagnanao Zwellawyer del Centro Studi Zhistorica terrà una conferenza sullo scontro, militare e istituzionale, tra Pisa e il mondo Arabo, e l’incontro tra le due sponde del Mediterraneo dal punto di vista commerciale.

La conquista della Sardegna da parte di Musetto, che risale allo stesso periodo in cui affonda le sue radici la leggenda di Kinzica, suscitò la veemente reazione di Pisani e Genovesi, che, da alleati, si trasformarono ben presto in nemici giurati

 

 

Tír na nÓg & Dintorni. Dalle leggende dei luoghi alla produzione creativa

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Tír na nÓg è la «Terra dell’Eterna Giovinezza» nella mitologia irlandese: per gli
antichi Túatha Dé Danann – popolazione preistorica identificata con la «Tribù della dea Danu», evemerizzata e mitizzata nel corso del Medioevo 1 – anche nota come Mag Meld («Pianura della Gioia» o anche «Pianura del Piacere» poiché poiché non vi insistevano dolore, angoscia, infermità, vecchiaia o morte), Tír na mBeo («Terra della Vita» nel confronto impietoso con il mondo terreno), come Tír nAill («Altra Terra»), come Tír inna mBan («Terra delle Donne» poiché poiché affascinanti messaggere celesti scendevano sulla terra a richiamare ed accompagnare gli eroi scelti per andarvi a dimorare), come Tír fo Thuinn («Terra sotto le Onde» poiché secondi taluni si sarebbe trovata addirittura sotto la superficie del mare, anziché presso un isola o un arcipelago occidentale), come Tír na Sorcha («Terra di Luce»), come Tír Tairngiri («Terra della Promessa») o semplicemente come Emain Ablach («Emain dei Meli»). In altre parole i familiarissimi Campi Elisi greco-romani, il Valhalla vichingo, il
Mictlan azteco, il Kurnugia babilonese, il Feng Du cinese, il Nirvana indù e
buddhista, l’Uca Pacha inca e un’altra moltitudine di mondi paralleli che l’umanità -quasi rispondendo ad un richiamo ancestrale – ha sentito il bisogno di disegnare e collocare in “qualche luogo” fuori della portata dei viventi, affinché potesse essere loro corrisposto un premio eterno al termine di una vita eroica, meritevole o degna di nota.
In una delle sue più diffuse incarnazioni mitologiche, i Túatha Dé Danann – con ogni probabilità antichi sovrani della più remota Irlanda – divengono i Daoine Sidhe, sconfitti dalle stirpi scite di Míl Espáine nella battaglia di Tailtiu, e assicurati al dominio del mondo sotterraneo in seguito ad una pesantissima tregua: il Sidhe che, per l’appunto, è un altro leggendario modo di definire l’oltretomba. E presso questa pressoché definitiva dimensione gli evemerizzati Túatha Dé Danann divengono fate, folletti, gnomi, elfi o – in buona sostanza – il cosiddetto Piccolo Popolo o Popolo delle Colline.
Le parole chiave di questo processo di mitizzazione e mistificazione storica che – come un immane sommovimento tellurico – ha dato origine alle miniere da cui tutto il genere fantasy – con tutte le sue sottocategorie – ha estratto la sua migliore materia prima sono appunto: «evemerizzazione», «identità perdute» e «miti delle origini».
Se sulla prima delle tre una definizione da vocabolario può essere sufficiente, per le altre due è necessario aprire un dibattito serrato: è accertato che l’evemerizzazione faccia generalmente seguito ad un’importante cesura storica oltre la cui linea di 1 La dottrina razionalistica dello scrittore greco Evemero (IV – III sec. a.C.), secondo la quale gli dèi non sarebbero altro
che potenti sovrani o eroi del passato, che erano riusciti, in virtù della saggezza o del valore, ad attribuirsi la natura divina e l’adorazione di contemporanei e posteri; combattuta dagli antichi greci e poco diffusa nel mondo romano, la
dottrina fu accolta invece dagli apologisti cristiani come dimostrazione della falsità del politeismo, e ha tuttora non poca fortuna come teoria esplicativa nella moderna storia delle religioni. demarcazione temporale un certo status e/o i suoi sostenitori e beneficiari viene meno.
Una rottura di continuità che Pisa senz’altro conobbe a partire dal 1405, anno
della capitolazione della Res Publica per effetto del tradimento del Gambacorti e che, senza la minima ombra di dubbio, costituisce il perno del Leabhar Gabhála na hÉireann, in lingua gaelico-irlandese «Il libro della presa dell’Irlanda» o, per gli inglesi, «Il libro delle Invasioni» o «Il libro delle conquiste» .
Alla base della cesura storica si vanno a collocare uno o più accadimenti
estremamente dirompenti e aventi come effetto l’annientamento o la diaspora di chi – prima di esso – aveva costituito la testa di una piramide di potere: nella cosiddetta Isola di Smeraldo la sequenza di invasioni nel corso della storia più antica, fu talmente fitta e incalzante (o almeno così l’avvertirono gli irlandesi dell’XI secolo) da riprodurre una vera e propria stratificazione di stirpi passate “ad un livello superiore”.
E tanto sentita si rivelò – anche in tempi relativamente recenti – la ricerca di
un’identità perduta attraverso la ricostruzione letteraria dei miti delle origini, da ingenerare – in particolare nel mondo anglosassone – un vero e proprio movimento creativo: eppure per un qualunque J.R.R. Tolkien la “materia prima” trasformata in qualcosa capace di imprimersi indelebilmente e per sempre nella memoria storica dell’intero pianeta, altri non è se non – appunto – la riscoperta di quel compendio di fiabe e leggende “dei luoghi”.
Esattamente come capiterebbe allorché si volessero utilizzare il Buffardello
garfagnino, il diavolo di Borgo a Mozzano o la Kinzica pisana come materia prima per la propria creatività letteraria e artistica…
Già, Kinzica. Un toponimo evemerizzato in una donna leggendaria.
Ma che cosa era stata Kinzica prima di divenire colei nella quale la tradizione
identificherebbe la salvatrice da un tentato assalto navale saraceno?
La storia – o un suo modello attendibile – ritiene verosimile che – a partire dalla
coincidenza e anomalia linguistica che vuole Pisa identificata da un toponimo latino («Pisæ») al plurale – fosse costituita da una semi-città avente la sua sponda destra sul fiume Auser e un’altra avente la stessa sponda sul fiume Arnus: e ritiene plausibile che – per un periodo di tempo assai significativo (e non minore alla durata della centralità della città nel Mediterraneo,) presso questa parte, l’odierna «Mezzogiorno» – insistesse il simbolo stesso della potenza navale pisana, del suo universalismo e della sua straordinaria capacità di accoglienza e di interscambio, ovvero il cosiddetto Kum Souk (da cui presumibilmente «Kinzica»), il grande mercato orientale – costituito anche
e probabilmente da fondaci e altri edifici – postovi dalla moltitudine di arabi ed ebrei stabilitivisi.
La domanda che viene a questo punto spontanea, in un mondo globalizzato e –
ormai – perennemente alla ricerca di identità perdute, ha ancora senso scrivere
Fantasy? Ma, soprattutto, non avrebbe senso iniziare a concepire una produzione artistico-letteraria che si ispiri in maniera sempre più stringente al mondo fiabesco nostrano, quello cioè dei luoghi che ci circondano e che trasudano tanta storia e leggenda almeno quanto da sempre promettono di fare i pullulanti membri del Piccolo Popolo delle colline?!?